1984-2024: 40° anniversario della morte del nostro primo Presidente Enrico Iovenitti

La Società del Paganica Rugby dedica oggi un pensiero al suo primo e indimenticato Presidente ENRICO IOVENITTI, nel quarantesimo anniversario della sua scomparsa.

Quella del 1984 poteva essere considerata come una delle migliori stagioni del Club rossonero ma è stata adombrata dalla terribile e prematura scomparsa, a soli 39 anni, di Enrico Iovenitti, fondatore e primo Presidente della Società. I quotidiani locali ne diedero la triste notizia e di lui scrissero: “Un uomo dal tratto gentile, animato da una gran voglia di vivere, sempre con il sorriso sulla bocca, sempre disposto e disponibile a dare una mano, un consiglio a chi ne aveva bisogno. Una grande passione, il rugby, tanto grande che ha creato da solo o quasi a Paganica una squadra, una Società di rugby della quale è stato presidente fino allo scorso anno. Una passione che lo esaltava e lo sollecitava a dare sempre di più, a fare sempre meglio per il suo operoso centro di Paganica. Questo in breve ricordiamo di Enrico Iovenitti, 39 anni, scomparso improvvisamente ieri notte lasciando nella costernazione, nell’incredulità, nel dolore più graffiante e disperato la moglie e le sue due adorate figliole, oltre a tutti i paganichesi che lo hanno sempre ammirato. È difficile accettare la morte, sempre. Lo è maggiormente quando ti aggredisce alle spalle nel momento in cui stai per raccogliere i frutti di tanti sacrifici. L’ambiente del rugby, in particolare, oggi lo piange con dolore, un pianto asciutto, senza lacrime nel ricordo dell’amico, del dirigente, dell’Uomo”.

Sua figlia MARILENA ha scritto di lui: “Il mio ricordo di lui resta legato, sempre, a un’immagine indelebile in me: papà portato in spalla dalla squadra e circondato da un’intera comunità, quella paganichese, dopo la vittoria che aprì alla squadra le porte della Serie B. Era il lontano 1978 e io avevo solamente sette anni, ma quelle emozioni e sensazioni, quei brividi sulla pelle non potranno mai essere cancellati. Tutta la squadra fu portata in trionfo e l’intera Paganica partecipò con lunghe sfilate per le vie del paese.

Io lì davanti alla mia scuola elementare, mi sentivo fiera e orgogliosa degli atleti, dei dirigenti, di un papà che sapevo aver dato l’anima per una squadra e uno sport che resta il più bello tra tutti. Come dimenticare la sua grande passione, le sue urla di gioia, le vittorie, le sconfitte, ma soprattutto l’orgoglio infinito che univa una squadra solida e solidale il cui scopo comune era quello di portare avanti ideali di onestà, trasparenza, rispetto per l’avversario… Ho respirato da sempre questa atmosfera magica e i suoi insegnamenti hanno segnato e guidato tutta la mia vita: lo spirito di sacrificio e il sapere, al di sopra di tutto, che il rugby è lealtà e coraggio, durezza e rispetto, ingredienti essenziali di una ricetta che fa della palla ovale uno sport diverso da tutti gli altri, che dipinge l’affresco di un’emozione, di un battito di cuore, giocato in campo e poi condiviso nel famoso “terzo tempo”. Ho imparato che il rugby è uno sport in cui non c’è spazio per i singoli ma solo per i quindici uomini che insieme devono conquistare il terreno palmo a palmo. La domenica era tradizione per la mia famiglia recarsi al campo e i mormorii diffusi di mia madre, che provava a programmare con papà una “domenica diversa dalle altre”, si trasformavano subito in un tifo sfrenato perché, giunti sugli spalti di quel campo che oggi, con immenso orgoglio e soddisfazione a lui è stato intitolato, al Presidente Enrico Iovenitti, non potevano non coinvolgere me, mamma, Monica e nonno Pietro. Non potevi non sentirti parte di una squadra e non potevi non sentire crescere in te quella passione sfrenata che sì, magari sacrificava anche del tempo ad altre cose, ma aveva il potere di donarti emozioni uniche e irripetibili. Le favole che nostro padre raccontava a me e a Monica avevano sempre, come protagonista, una palla ovale, con una forma forse anche un po’ strana ma che conteneva in sé storie di uomini, donne e famiglie legate da una passione comune: l’amore per uno sport capace di rubarti l’anima e il cuore”.

Sono tanti quelli che ancora oggi lo ricordano con affetto.

Lo storico capitano della formazione del 1969, ATTILIO ZUGARO, infatti ci ha detto: “Enrico era per me come un fratello. Abitavamo porta a porta e quando si andava in trasferta, io e lui prendevamo sempre la stanza insieme. Con lui è venuta a mancare la persona più cara di questa Società”.

Il nipote, PIETRO IOVENITTI, così lo ha ricordato: “Ricordo zio Enrico che esultava dopo una meta con la gioia che gli riempiva gli occhi. Poi gli anni Ottanta hanno portato via tanti sogni e illusioni e assieme a questi un giovane uomo pieno di amore per la vita e per gli altri. Questo era zio Enrico che forse si aggira ancora felice tra gli spettatori e i giocatori che si battono con tutte le forze per tenere alto il nome del nostro paese”.

La Società rossonera non lo ha mai dimenticato e infatti oggi gli impianti sportivi di Paganica sono a lui intitolati.

CIAO ENRICO SEI SEMPRE NEI NOSTRI CUORI E NOI CONTINUIAMO ANCHE PER TE!